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UN PO’ STORIA La storia di Quintano è strettamente legata a quella dell’antico villaggio Bordenacium, oggi scomparso. Unica traccia di tale villaggio oggi è la chiesa di Sant’Ippolito, militare e martire romano. Ciò fa pensare che Bordenacium sia di origine romana, in quanto nei campi vicini sono stati ritrovati resti di epoca romana.
Non si conoscono le cause della scomparsa di tale villaggio: si può pensare ad una pestilenza, ad un incendio, ad una guerra o ad un saccheggio. Dopo la scomparsa di Bordenacium è molto probabile che gli abitanti dell’antico villaggio si siano trasferiti a Quintano, che esisteva sicuramente in epoca longobarda, come testimoniato dal fatto che la chiesa parrocchiale è dedicata ai SS. Pietro e Paolo, santi venerati da quel popolo. Si può però pensare che prima di tale epoca esistesse già un centro abitato, come prova il ritrovamento di una necropoli di origine romana nei campi chiamati “Losano”.
Nel Medioevo Quintano era circondato da fitti boschi, tra i quali ricordiamo il bosco “Carnito”, che si trovò in una zona neutra, sul confine tra lo Stato di Venezia e lo Stato di Milano dal 1492 al 1756. Questo bosco diventò così il covo di banditi e di delinquenti sfuggiti alla giustizia dei due stati. Molte nobili famiglie cremasche possedevano terre a Quintano. Tra queste ricordiamo i Carioni, i Triulzi, gli Aloisio, i Barbieri, i Corisio, i Fusi, i Barbato, i Messaggio e molte altre. Nel 1920 i salariati agricoli fondarono una cooperativa, per diventare piccoli agricoltori diretti; questa si sciolse nel 1931, per difficoltà economiche.
La maggior parte delle famiglie viveva nelle cascine, a pianterreno c’era un unico locale, che serviva come cucina, sopra c’era la camera da letto, cui si accedeva con una scala di legno. Sopra ad essa c’era il granaio, dove si mettevano i sacchi di granturco e di frumento.
In ogni famiglia una volta c’erano tanti bambini, che si ritrovavano in piazza e si divertivano ad inventare dei giochi: si giocava con delle palline di terracotta, a bandiera o con i cerchi delle ruote scartate dal ciclista; con un pezzo di legno chiamato “manela“ si faceva ruotare il cerchio per tutto il paese.
LO SAPEVATE CHE ... Dopo la raccolta del frumento tanti anni fa si impastava un pane fatto con zucchero e grasso di oca, di maiale oppure di pollo, che si chiamava “mecha ucha”.
Una volta Quintano era immersa nel verde, nella piazza principale sorgeva un bellissimo olmo plurisecolare, a cui vennero dedicati questi versi dal poeta quintanese Don Pantaleone Guercilena: ”Pensa alla culla ove bambin vagiva, all’aia, all’orticello, al faggio ombroso, al cui rezzo cogliea ne l’aura estiva dolce riposo”. |